sistole diastole. inspirare espirare. parlare ascoltare. vincere perdere. maschio femmina. amore paura. stare bene stare male. vuoto pieno. tesi antitesi.
la routine di ogni giorno che chiede imperativamente di avere un senso che trascenda l'abitudine e la monotona alternanza di ogni cosa e il suo contrario. la ricerca della sintesi, del superamento.

ecco perché un blog può fermarsi per due mesi: parafrasando samuel beckett: molto da dire, molti modi per dirlo. insieme all'obbligo di tacere (1).
una pausa di riflessione. come quella che si sta prendendo adesso la sinistra. per farsi capire meglio. per capirsi meglio. per non farsi ancora tragicamente del male da sola la prossima volta, per smetterla di definirsi solo in funzione del proprio contrario, e di attaccarsi a dei dettagli isolati della propria storia, ingrandendoli fuori ogni proporzione, nell'illusione che possano essere lo specchio fedele di un'identità complessa, che ha nell'evoluzione e nel superamento degli opposti la sua essenza.
(1) la citazione da beckett è "nothing to say. no way to say it. together with the obligation to speak"


8 commenti:
Ma magari, si stessero prendendo davvero una pausa di riflessione. Io li sento sparare cazzate da tutte le parti!!! Ti bacio accomunatamente, tua omonima
un giorno di questi ci andiamo a bere qualcosa e mi spieghi cos'è il bacio accomunato.
be' la pausa volente o nolente la sinistra l'ha dovuta prendere. se poi la usa per riflettere e risorgere dalle sue ceneri vedremo. io intanto ne approfitto per trarne insegnamenti di vita. che sono ovunque, nei dialoghi sugli autobus come nei manifesti elettorali. guardati in giro, a roma, e vedrai che molti dei messaggi della sinistra non sono propositivi, ma si limitano a definirsi in termini di negazione del loro antagonista. chi si definisce in funzione del proprio contrario non fa che dare forza a questo contrario sottraendola a se stesso. e non propone, non costruisce, non cresce, è in uno stato di eterna adolescenza e irresponsabilità. sapere solo ciò che non siamo e ciò che non vogliamo ha senso subito dopo una guerra, dopo un trauma, o quando si è ragazzini, appunto, ma poi non bastano più i "no" e gli "anti" davanti a degli aggettivi quando si tratta di costruire, andare verso l'altro, condividere. non può essere il "nemico" a darci il senso di quello che siamo. sennò si finisce per innamorarsi perversamente del nemico, è il problema e non la sua soluzione a farci sentire vivi, si confonde il conflitto con l'azione. vale nella politica, nella vita di relazione, in ogni cosa. io sto imparando molto dagli sbagli della sinistra. che spesso, in piccolo, sono stati i miei.
Condivido tutto quello che hai scritto, sia nel post che nel commento. Quello che mi lascia perplessa è piuttosto il divario tra la classe dirigente "di sinistra" e la "base": alla(nella) base ci sono tante teste pensanti con le quali condividere le preoccupazioni e le frustrazioni di questo periodo - e meno male! - il problema semmai è che in alto le nostre voci hanno smesso di ascoltarle da tempo. L'altro giorno sentivo Bersani commentare le elezioni dicendo una cosa del tipo "ora che il partito ha dato prova di esserci, bisogna costruire la base". E io che pensavo che il gioco funzionasse all'inverso...
Cara Fede, tu stai imparando molto perché sei una che si mette in discussione...ma chi sta in alto non sta imparando proprio una cippa, ed io è a loro che mi riferivo. Continuano a dare la colpa a tutto meno che a se stessi, e come dice meeshell, ragionano in logica di partito senza saper più parlare con la gente, perché è fra la gente che può rinascere un'alternativa, ma questi (e dico tutti) sono talmente spocchiosi che non sentono proprio il bisogno di scendere dal piedistallo, continuano a dividersi, dividersi, dividersi. Il conflitto che tu citi è l'anima della politica, purtroppo, almeno io la penso così. La politica ingenera divisioni per sua stessa natura...fra le persone però si può cercare un'alternativa _non_ politica, fatta di dialogo, di scelte in comune, di scambio costruttivo di idee, di impegno umano...cose che non si contemplano in politica e neanche a sinistra, dove non c'è più un briciolo di riflessione teorica di un certo spessore da decenni, e dove il dialogo è pensato solo in funzione strumentale per portare acqua al loro mulino. Chi è diverso, chi non sta a questo gioco, presto o tardi dalla politica ci esce, non trova spazio negli scranni. Almeno questo è ciò che penso io, claro.
Il bacio accomunato te lo spiego alla prossima birra, smack smack
Flores
io non vedo questa contrapposizione tra gente o base bella e buona e politica o vertici brutti e cattivi. manca il coraggio e la convinzione di essere belli un po' a tutti, bassi e alti.
forse è vero che oggi, più che in altri momenti storici, è difficile in qualsiasi campo, non solo in politica, vedere i frutti dei propri sforzi prendere una forma comprensibile e gratificante e ci si scoraggia. ma sono sempre stata convinta che l'unica rivoluzione possibile è quella personale: devi essere tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo. così parlava (e viveva) gandhi. quindi fuori i telai a mano.
flores, io credo che ogni singola azione quotidiana abbia una portata politica, nel senso che chi fa bene ed eticamente il suo lavoro fa un atto politico non da poco. chi rispetta le persone con cui entra in contatto ogni giorno fa un atto politico rivoluzionario. i fallimenti o i successi nelle azioni e nelle interazioni quotidiane, secondo me, si riflettono in modo esponenziale nel contesto di una città, una comunità, una nazione. detto in soldoni, non credo che possa essere sana la classe dirigente di un paese in cui nella vita di tutti i giorni il rispetto, la gentilezza, il tempo per l'ascolto e la condivisione sono rari. perché la politica non è solo i grandi temi, le cause da sposare, le marce e le proteste. la politica è anche come mi relaziono io all'altro (familiari, amici, colleghi, passanti, comparse del nostro quotidiano) come gestisco quello spazio che mi unisce e mi separa da lui. questo è l'inizio della politica. se fallisco lì non ha senso che io mi aspetti un riscatto esterno a un livello più vasto e lontano.
Feather, non c'è una contrapposizione così manichea, non l'ho scritto né lo penso. Ma non c'è neanche coincidenza, perché gli interessi sono diversi e la quantità di potere che si gestisce sugli altri è molto diversa, e queste cose non ti lasciano uguale. La si può pensare come Spider Man (anch'io sono in periodo di citazioni, che ci vuoi fare ;D!) che da un grande potere derivano grandi responsabilità, o come Sir Ceppa e compagnia cantante, che da un grande potere derivano grandi banchetti e favori da tutti, e liste d'attesa per i raccomandati. Oggi a sinistra c'è gente scoraggiata che come fai tu si sta dicendo "che cosa abbiamo sbagliato", da dove dobbiamo ripartire, ecc. Non uno di questi discorsi ho sentito fare in TV dai leader, che si accusano reciprocamente, cercano capri espiatori, danno la colpa a tutto meno che ai loro errori.
Quanto alla politica: secondo me questa che "tutto è politica" è una grande cazzata, Fede, te lo dico così. Se la politica davvero coincidesse con la vita come sembri dire tu, non ci sarebbe stato bisogno di trovare un altro termine per definirla. Ma il fatto è che la politica non è sempre esistita...Politica deriva da polis, lo sappiamo tutti, e la polis è uno spazio chiuso, con i suoi confini (ecco perché dico che il senso della divisione è all'origine), in cui già in partenza alcuni decidono per tutti (dalla polis erano esclusi donne, schiavi e bambini, tanto per dirne una). Se ami qualcuno non fai certamente politica con lui/lei, eppure quella rivoluzione personale (e dei rapporti umani, aggiungerei) di cui parli tu, nel modo in cui si sceglie di amare una persona, la si può fare eccome. Fra una madre e un bambino c'è politica? Tra due amici c'è politica? No, ci sono legami umani, ci sono sentimenti, ci sono relazioni. C'è sicuramente un'etica, che è di fondamentale importanza ma che non va confusa con la politica, i greci stessi le distinguevano e non a caso, e la distinzione è rimasta nei millenni, e oggi è una vera e propria contrapposizione. Relazioni e sentimenti sono molto spesso utilizzati, strumentalizzati e persino corrotti in senso politico, ma non coincidono affatto con la politica...che uso schifoso stanno facendo della paura della morte per giustificare guerre contro il terrorismo e odi etnici???... Dire che tutto è politica però fa solo il gioco dei politici, per me, perché rende loro più facile legiferare e imporsi su qualunque cosa, su tutte le scelte anche più intime di vita e di morte, ma rende anche più difficile capire che dobbiamo strappare alla politica (cioé alla guerra) ciò che ci ha sottratto, i nostri sentimenti, i nostri sogni, le nostre speranze.
Spero di essermi spiegata senza troppo casino, anche se è un tema tanto complesso e non è proprio possibile risolverlo così, in un post...
Un bacione non politico, ma molto sentimentale! Flores
flores, quando parlo con te spesso mi viene in mente quella vecchia scenetta di aldo, giovanni e giacomo che sostengono la stessa cosa e finiscono per scannarsi. io e te non ci scanniamo, ma un paio di volte ho avuto l'impressione che dicessimo più o meno la stessa cosa senza capirci. come quella sera al pub, non so se ti ricordi. non dico che la politica coincide con la vita privata. dico solo che le rivoluzioni cominciano sempre dal privato e se non tendo a migliorarmi come uomo, donna, padre, madre, figlio, fratello, compagno, lavoratore, prossimo del mio prossimo non ha molto senso che io mi lamenti delle pecche di chi legifera (se si identifica la politica con la legge) se sono solo proiezioni macroscopiche delle mie. non cambierà mai niente in alto se non cambia niente in basso, a cominciare dalle piccole cose. questo non vuol dire che non dobbiamo protestare se c'è qualcosa che non va "in alto", dico solo che quando sono delusa da qualcosa o da qualcuno, da un po' di tempo (non da molto, devo ammettere) ho cominciato a chiedermi cosa ho fatto io per creare quella situazione e come posso cambiarla io prima di pretendere che facciano qualcosa gli altri. gli altri, che siano persone che fanno parte del nostro privato, colleghi di lavoro, o nostri rappresentanti politici, non cambieranno solo in virtù delle nostre lamentele e recriminazioni. ma tu questo lo sai benissimo, lo so che non te ne stai con le mani in mano.
appena consegno ci vediamo e organizziamo una piccola rivoluzione planetaria, io e te.
Ecco sì, detta così sono completamente d'accordo con te, tranne che per una cosa: non credo che gli errori di chi sta in alto siano soltanto proiezioni macroscopiche di quelli di chi sta in basso. In parte c'è anche questo, certamente. Ma in parte no, perché sono le intenzioni che sono diverse: chi sta in alto spesso ci sta _contro_ chi sta in basso, perché ha tutte le intenzioni di rimanere su quel piedistallo e di non farsi scalzare più. La casta politica è una diversa branca dell'ampia classe degli sfruttatori, in senso ben più ampio di quello marxista. Quindi non è che i tuoi errori si riflettono in quelli di chi sta in alto e basta, i tuoi errori vengono anche utilizzati (e molto spesso indotti) da chi sta in alto per lo scopo più banale del mondo: continuare a rimanere in alto. Quello che dici tu sarebbe impeccabile se la democrazia fosse sul serio rappresentativa della società. Ma non è così. I politici da certi punti di vista (e mi spiace dirlo, soprattutto quelli di sinistra in questa fase) rappresentano solo se stessi e pochi altri come loro. Non rappresentano più chi li ha votati ed è per questo appunto che la gente non li vota più.
Ma anche questo è un lungo discorso e qui non può che essere accennato, purtroppo.
Quanto alla rivoluzione planetaria: sbrigati a consegnare! Baci, vado a studiare (per la rivoluzione, appunto).
Posta un commento